39) Marcel. Fedelt e assoluto.
L'analisi del fenomeno della fedelt come si presenta nella vita
umana porta il filosofo a scoprirvi radicata l'esigenza di
assoluto, che sta a fondamento di questo valore. Umanamente
parlando non si pu chiedere n fedelt, n amore.
G. Marcel, Homo viator (vedi manuale pagine 429).
Mi sembra impossibile pensare alla decadenza spirituale di cui il
nostro paese come gli altri  stato teatro da pi di mezzo secolo
senza essere portato a rilevare il discredito sempre pi flagrante
cui i valori di fedelt sono stati fatti segno durante questo
stesso periodo. E' indispensabile, per chi oggi voglia procedere
all'immenso lavoro di ricostruzione morale che ci attende,
dedicarsi a ristabilire questi stessi valori nel posto che loro
spetta: al centro cio d'una vita umana non pi snaturata,
alienata o prostituita, ma vissuta nella pienezza del suo
significato. Infatti, l'etica che oggi comincia a delinearsi
dappertutto, e soprattutto beninteso attraverso i movimenti
giovanili, pu essere soltanto un'etica della fedelt.
Ma se si vogliono evitare pericolose semplificazioni, e confusioni
nefaste, occorre sottoporre a un'analisi il pi possibile rigorosa
i concetti d'obbedienza e di fedelt (che con l'etica sono
correlati) se non altro per prevenire l'abuso che potrebbero
finire col farne tutti coloro che hanno interesse a sfruttare a
loro vantaggio una buona volont che va pian piano degenerando in
una docilit sistematica e in una passivit cieca della fede e
della volont.
Va anzitutto precisata la differenza essenziale che distingue
obbedienza e fedelt; l'abuso che si fa del verbo servire rischia
infatti di annullarla.
Osserviamo anzitutto che il significato stesso della parola
servire  ambiguo, e va segnalata la differenza di livello
spirituale esistente fra servire e servire a. In presenza d'un
arnese o d'una macchina la cui destinazione m' ignota, chieder:
a che serve questo? Si tratta solo di strumenti di cui dispongono
esseri dotati di volont, persone che lavorano alla realizzazione
di fini ben determinati. C' perci qualcosa di scandaloso nel
chiedere ad un essere umano: a che servi? Appunto perch
significherebbe paragonarlo ad una cosa. Notiamo del resto che una
rappresentazione strumentalista dell'essere umano finisce per
provocare inevitabilmente conseguenze gravissime, come la
soppressione degli infermi e degli incurabili; non servono pi a
nulla, dunque bisogna gettarli via: perch prendersi la briga di
mantenere e alimentare macchine fuori uso?.
Non ci sarebbe al contrario nulla d'offensivo se allo stesso
individuo - se si ha una certa intimit con lui - si domandasse:
che cosa servi? o chi servi? E se egli si offendesse per una
simile domanda, dimostrerebbe di non capire il senso profondo
della vita. E' chiaro infatti che ogni vita  un servizio, il che
non significa, beninteso, che si debba spenderla per un individuo
determinato, ma soltanto che per sua natura deve essere consacrata
a (a Dio, ovvero a un valore superiore come la conoscenza, o
l'arte, eccetera, ovvero a un fine sociale volutamente scelto).
Servire, in questo secondo senso, significa mettersi al servizio
di. E qui, l'accento va posto sulla particella si, sul pronome
riflessivo. Vivere, nel senso pieno della parola, non significa
esistere o sussistere, limitarsi a esistere o a sussistere, ma
disporre di s, darsi.
E' purtroppo manifesto che spiriti malati o deformi hanno di fatto
mirato a confondere questi due significati cos nettamente
distinti. Un'idea aberrante s' imposta a masse sempre crescenti
d'individui disseminati. L'idea secondo cui servire umilia colui
che serve. La persona, vedendo sempre pi s stessa nella veste di
uno che ha da fare delle rivendicazioni, di un io assoluto, s'
cos incaponita non soltanto nei suoi diritti, nelle sue
prerogative, ma anche nei sentimenti d'invidia che le ispiravano i
vantaggi di cui altri le sembravano godere indebitamente. Perch
lui, perch non io?. Il risentimento, che indubbiamente ha sempre
covato sotto un egualitarismo che certi odiosi psicologi si sono
ben guardati per molto tempo dal mettere a nudo, ha cos indotto
innumerevoli coscienze a respingere la nozione d'una gerarchia
qualsiasi e ad insorgere contro l'idea di dovere da parte loro
servire qualcuno. E' giusto soggiungere che coloro, capi o
dirigenti, che hanno lasciato inaridire nel loro fondo il senso
delle loro responsabilit, hanno contribuito, in proporzioni
incredibili, a preparare questa crisi della nozione di servizio.
[...].
L'ubbidienza  dunque nel bambino una virt, il segno non soltanto
d'un comportamento, ma anche d'una disposizione interiore che
risponde alla sua condizione di bambino. Lo stesso non pu
evidentemente dirsi dell'adulto, se consideriamo l'insieme della
sua esistenza; un adulto che si dimostrasse ubbidiente in tutto il
suo modo d'essere, in tutti i suoi atti, sia quando si tratta
della sua vita sessuale che della sua esistenza civica, sarebbe
indegno del nome d'uomo: non si potrebbe considerarlo che come un
essere degradato al quale si potrebbe applicare il termine di
infantilismo. Ma  altrettanto chiaro che in alcune determinate
sfere della sua esistenza anche l'adulto deve ubbidire.
[...].
Dicendo che l'ubbidienza pu e deve essere richiesta (sotto certe
condizioni), che la fedelt invece deve essere meritata, ci
prepariamo a distinguere l'originalit di questa virt ai nostri
giorni cos screditata, o cos trascurata e ignorata.
[...].
Io non ho tuttavia il diritto di legarmi in questo modo se non in
casi rarissimi, in base a un'intuizione con la quale mi  dato di
riconoscere che io devo e che io voglio mettermi a tua
disposizione, e questo senza sminuirmi ai miei occhi, anzi
onorandomi e come innalzandomi con questo stesso atto. Non si pu
dunque vendere, o svilire la fedelt e il giuramento. Forse va
detto che di fatto la fedelt non pu mai essere assoluta, tranne
quando si tratti della Fede, ma va aggiunto che essa aspira a
divenire assoluta, come se il mio giuramento comportasse questa
preghiera: Voglia il cielo che io non sia indotto in tentazione,
cio che i fatti non mi spingano a credermi autorizzato a
denunciare il mio impegno, col pretesto che le condizioni sulle
quali si basa si sono trasformate in un modo che non potevo
prevedere quando l'ho assunto. Forse non posso andare al di l di
questa preghiera senza presumere troppo dalle mie forze; inoltre
occorre ch'essa sia realmente sincera e che mantenga in me la
volont di lottare contro questa tentazione, se mai si
presentasse.
Generalmente  vero che la tempra d'un essere si riconosce e si
prova dalla fedelt di cui  capace; ma occorre aggiungere che
esistono probabilmente fedelt nascoste, invisibili, e che nessuno
 autorizzato ad affermare che un altro sia totalmente infedele.
Del resto, umanamente parlando, non si pu esigere la fedelt,
come non si pu esigere l'amore o la vita. Io non posso esigere da
un altro che mi risponda, non posso nemmeno esigere
ragionevolmente ch'egli mi ascolti, e mi  sempre lecito pensare
che, se non mi risponde, ci significa che non mi ha ascoltato. Le
prescrizioni in una simile sfera non possono andare al di l del
come se, e riguardano solo il comportamento. Io ti ordino di
comportarti con me come se tu m'avessi giurato fedelt. Ma si vede
la fragilit d'una simile finzione. La fedelt, come la stessa
libert, trascende infinitamente i limiti del perscrutabile
proprio perch  creatrice. Creatrice, quand' autentica, la
fedelt lo e sempre in sostanza, perch possiede il misterioso
potere di rinnovare non soltanto colui che la esercita, ma anche
il suo oggetto, per quanto indegno di lei questo abbia
inizialmente potuto essere, come se la fedelt avesse la
probabilit - e in questo non c' proprio nulla di fatale - di
renderlo alla lunga permeabile al soffio che pervade l'anima
inferiormente consacrata. In forza di ci la fedelt rivela la sua
vera natura che consiste nell'essere una testimonianza,
un'attestazione; in forza di ci anche un'etica che ne faccia il
proprio fulcro  portata ad aggrapparsi a qualcosa di sovrumano, a
quella volont che in noi  l'esigenza e il segno stesso
dell'Assoluto.
G. Marcel, Homo viator, Borla, Torino, 1967, pagine 147-156.
